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Una giornata alla scoperta dei formaggi ragusani: tra tradizione, natura e il pranzo in una (vera) stalla

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Non si conosce davvero una terra se non se ne assaggiano le sue specialità. E’ una filosofia, questa, che applico ogni volta che viaggio, ogni volta che entro a contatto con culture differenti e assaporo il piacere di apprezzare il loro cibo. Perchè il cibo è storia, è cultura, il cibo racconta molto più di quanto un libro possa dire di un popolo e quel cibo, è anche memoria.

Non a caso la valorizzazione di un territorio passa anche attraverso la tavola: ci sono aziende che più di altre contribuiscono a far sì che le tradizioni non si perdano e lo fanno continuando a portare avanti produzioni tipiche locali unendo scrupolosi controlli di qualità, tecniche all’avanguardia  e preparazione artigianale antica.

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Qualche settimana fa, sono stata turista in casa mia (o quasi) andando alla scoperta di prodotti di una terra, Ragusa, che custodisce i segreti di un’ arte antica, quella casearia, fatta di materie prime eccellenti, tempi lunghi, passaggi meticolosi, stagionature, affumicature, processi complessi del processo produttivo di ogni formaggio.

Ospite di Latterie Riunite, un’azienda storica del ragusano con oltre 50 anni di tradizione alle spalle, ho trascorso una giornata in azienda a contatto con l’operosità delle persone che ogni giorno fanno sì che sulla nostra tavola possano arrivare formaggi di qualità, dalla mozzarella alla ricotta fresca, passando per il burro e le specialità locali come il “cosacavaddu”, la provola, la scamorza vere e proprie star nella cucina siciliana tradizionale. Un’occasione per scoprire anche la nuova linea Le Delizie con gli ultimi prodotti nati in casa Latterie Riunite, tra cui il burro senza lattosio.

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Il mio viaggio alla scoperta della cultura gastronomica del posto è proseguito in uno dei posti più belli della Sicilia, il castello di Donnafugata, una meravigliosa dimora nobiliare siciliana, una perla che sorge a 15 km da Ragusa, tra masserie e stalle, con stanze sontuose, giardini e persino un labirinto, una visita piacevolissima accompagnati da una guida d’eccezione, uno stimato architetto ragusano, grande conoscitore del castello e della sua storia.

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Tra le tante cose che pensavo di poter fare, pranzare in una stalla è una cosa che non avevo messo in conto: complice un vento piuttosto fastidioso, quello che da programma doveva essere un pranzo all’ombra di un carrubo, si è trasformato in un’esperienza culinaria fuori dall’ordinario: un lungo tavolo in legno allestito con gusto e un numero di pietanze da banchetto di Natale, con il pane fragrante, i formaggi Latterie riunite accompagnati dalle uve e il vino del posto, un pranzo in chiave genuina, veggie e a chilometro zero (grazie ai ragazzi di Delicatessen in Drogheria, per aver pensato ad ogni dettaglio e aver reso bello oltre che buono questo pranzo speciale).

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E come nelle migliori tradizioni sicule, tra chiacchiere, digestivi e caffè, dopo pranzo ci siamo goduti il piacere dei tempi rilassati, passeggiando per le campagne e regalando ciascuno pezzetti di noi. E’ anche questo il bello della nostra cultura, quella siciliana, lo scambio continuo e spontaneo anche tra chi si è appena conosciuto. Al tramonto,  percorrendo strade cinte da muretti a secco, tra carrubi, ulivi e erbe selvatiche, abbiamo salutato la campagna iblea, una terra straordinaria che ha tanto da raccontare e lo fa, anche, attraverso il cibo e le aziende che ogni giorno contribuiscono a difenderne il valore e la tradizione.

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