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Autosvezzamento: cos’è e perchè non abbiamo scelto lo svezzamento tradizionale

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Da quando è arrivata Flavia ho imparato che abbandonare la mia comfort zone non solo è possibile, ma spesso è la via più semplice. Io che per natura programmo, incastro e cerco di fare in modo di avere le mie certezze solide e che ancora la sera prima preparo la borsa e i vestiti da mettermi, così per non lasciare nulla al caso, ho scoperto che con lei, e con i bambini in generale, accanto ad una buona dose di praticità e organizzazione ciò che fa bene a te e a loro lasciarsi andare e cambiare punto di vista.

Perchè quando ci riesci loro ti sorprendono e tu stessa ti chiedi: chi lo avrebbe detto? Questo atteggiamento mi è tornato utile quando ci siamo approcciati all’autosvezzamento. Più che una scelta, una forma mentis. Moltissime mamme (e non solo) mi hanno chiesto sui social di raccontare la nostra esperienza e finalmente il post che avevo in mente da un po’ ha preso forma.

Quando Flavia ha compiuto cinque mesi ho iniziato a leggere, informarmi, documentarmi sullo svezzamento, ossia il passaggio da un’alimentazione esclusivamente a base di latte all’introduzione del cibo “vero”. Più che altro quello che mi premeva capire era come passare da quella routine consolidata e ormai rodata fatta di poppate ogni tre ore, thermos di acqua calda per preparare il biberon ovunque, a tutto quel mondo sconosciuto fatto di frutta grattugiata, omogeneizzati, crema di riso, semolino e pappine varie. Leggevo, mi confrontavo con altre mamme e ad essere sincera non mi faceva impazzire l’idea di dover imporre, di punto in bianco, a mia figlia un cambiamento così drastico. E non mi piaceva tutto quel sistema macchinoso e difficile per introdurre il cibo, per me da sempre motivo di gioia, nella sua vita. Così ho cominciato a leggere in rete tutto ciò che riguardava l’autosvezzamento o meglio sull’alimentazione complementare a richiesta. Così ne ho parlato con la nostra eccezionale pediatra, la Dottoressa Gloria Ines Villa, che ci ha incoraggiati e spronati e ci siamo detti: ok, proviamo.flavia autosvezzamento

Le regole base dello svezzamento tradizionale le conosciamo tutti perchè siamo tutti stati svezzati così: a sei mesi (ma c’è chi inizia pure prima) si inizia con la frutta grattuggiata (ma attenzione solo mela e pera!) poi si prosegue con le pappe e il pediatra propone un calendario ben preciso per introdurre gli alimenti con dettami rigidi e regole fisse (tipo niente uovo, pesce, pomodoro prima degli otto/10 mesi…eccetera).

Ecco, l’autosvezzamento è diverso. Prima di tutto perchè non tiene conto dell’età del bambino, non impone, ma rispetta i suoi tempi (ci sono bimbi pronti a camminare a 10 mesi altri a 12 mesi, chi dice che per l’alimentazione sia diverso?) e ascolta i “segnali” che il bimbo lancia. E poi, dice chiaro e tondo che il bambino non ha bisogno delle pappe, ma anzi sprona i genitori, a dar da mangiare da subito i cibi che si mangiano in famiglia (naturalmente purché siano cibi sani e di stagione) senza preoccuparsi di dosi e porzioni. D’altro canto, pensate ai bambini allattati a richiesta, sanno benissimo quando e quanto mangiare: perchè suona così strano che questa consapevolezza possano averla anche dopo i 6 mesi di vita?Se poi si aggiunge che lo svezzamento tradizionale, con liste, tabelle, tempi e quantità, non ha nulla di naturale e non è nemmeno supportato da motivazioni scientifiche, ecco chiarito il perchè della mia/nostra scelta.

La teoria dei segnali, vi assicuro, è assolutamente valida: se sta seduto ben dritto con la testa e mostra interesse verso il cibo, ma soprattutto se ha perso il riflesso di ostrusione (l’istinto cioè di spinger fuori con la lingua il cucchiaino), allora è pronto! Così abbiamo iniziato ad osservare Flavia per capire se in qualche modo fosse interessata a ciò che accadeva intorno a lei quando a pranzo stava seduta nel suo seggiolone e ci vedeva mangiare; prima giocherellava con le sue cose, osservava quello che c’era intorno, ma da una settimana all’altra il cambiamento è stato lampante: ad un certo punto ci siamo accorti che iniziava a seguire il movimento della forchetta dal piatto alla nostra bocca e deglutiva come chi ha l’acquolina. Altro segnale utile per capire se è pronto, provare a vedere se è in grado di afferrare un pezzo di pane uno spicchio di mela con le mani e portarlo alla bocca. La prima cosa commestibile che abbiamo dato in mano a Flavia è stato un biscotto di farro. Ne ha mangiato metà.

La domanda che vi starete facendo è: come fa una bimba di sei mesi a mangiare un biscotto se non ha neanche un dente? Me la sono fatta pure io questa domanda: avete provato a mettere un dito un bocca a vostro figlio? Avete visto con che forza serra le gengive? Questo, unito ad una incredibile capacità di sciogliere i cibi aiutandosi con la lingua e ad un movimento della bocca molto simile alla masticazione, gli permette di mangiare, pur non avendo denti.

E se si strozza? Anche questa è una domanda che mi sono fatta, eccome se me la sono fatta! Una delle mie paure più grandi  quando abbiamo intrapreso questa strada era il rischio di soffocamento. Anche in questo caso ho letto di tutto e ho soprattutto imparato ad osservare Flavia e mi sono resa conto di quanto i bambini siano capaci di stupirti perchè sono in grado di fare cose eccezionali che non ti aspetti, come gestire il cibo in bocca, buttar fuori pezzi troppo ingombranti di cibo, evitare che pezzetti di cibo vadano dove non devono. Sapete cos’è il riflesso faringeo? Ce l’abbiamo tutti, non è altro che il naturale meccanismo anti-soffocamento: una contrazione muscolare che protegge la gola evitando che un qualsiasi corpo estraneo che arriva a toccare il palato molle o la parte mucosa alla base della lingua vi penetri, rigettandolo attraverso un conato, colpi di tosse o anche conati di vomito. Quando vedete vostro figlio che tossisce o sembra avere un conato di vomito, in sostanza, respirate, mantenete il sangue freddo, lui sa cosa sta facendo. Io ancora sudo freddo quando Flavia addenta un pezzo troppo grosso di broccolo o si avventa famelica sulla carota al vapore e ogni volta che la vedo impegnata a liberarsi dell’ingombro perdo 10 anni di vita, ma i bambini hanno più risorse di quanto immaginiamo, bisogna solo dargli fiducia.

Cosa fare assaggiare? Sì, assaggiare perchè appunto di assaggi si tratta. Non pensate che un bambino che si autosvezza mangi un piatto di pasta o di polpette, perchè non è così. Poi, con il tempo, con i suoi tempi,  passerà da assaggi molto piccoli ad assaggi sempre più consistenti fino ai veri e propri pasti. Non dimenticate che il latte per lui rappresenta ancora (e per almeno il compimento dell’anno) la sua primcipale alimentazione, non viene sostituito dal cibo, ma solo affiancato dagli assaggi seguendo inclinazioni e l’appetito del bambino. Flavia mangia (di gusto) broccoli, carote al vapore, ma anche crocchette fatte da me a base di verdure (zucca, lenticchie, spinaci…), fusilli al pesto, al pomodoro, cibi che ovviamente non preparo solo per lei, ma anche per noi. L’unica accortezza è quella di cucinare per tutta la famiglia con poco sale (il che fa solo bene a tutti) e di essere attenti quando facciamo la spesa prediligendo frutta e verdura che provengono da coltivatori diretti e che quindi sono esclusivamente di stagione. Altro escamotage, non avendo ancora Flavia una presa ferma, faccio in modo di proporle cibi che possa afferrare da sola, quindi dalla forma allungata e non troppo molli per evitare che gli si schiaccino tra le mani (è davvero frustrante per loro voler mangiare qualcosa che gli frantuma tra le dita cicciose!).

Sull’autosvezzamento ci sarebbe da scrivere capitoli, ci tenevo però ad introdurre l’argomento perchè mi sta molto a cuore, un tema sul quale tornerò sicuramente presto, magari con ricette e suggerimenti frutto di esperienza sul campo. Sì perchè ogni giorno è una scoperta e vederla assaggiare curiosa, maneggiare il cibo, sentire diverse consistenze, capire i suoi gusti, le sue preferenze, vederla emozionarsi per una cima di broccolo che assapora come se fosse la cosa più golosa del mondo, è davvero commovente ed è un’emozione unica.

E poi il ruolo di un genitore, non è proprio quello di accompagnare il bambino nelle sue scoperte? E quale scoperta a questa età è più affascinante del cibo? E farlo assecondando i suoi tempi e le sue inclinazioni è, secondo me, la maniera migliore per far sì che abbia un approccio sereno e positivo.
D’altro canto lo diceva la Montessori che “il bambino è competente e portatore di intelligenza“.

Per saperne di più sull’autosvezzamneto vi consiglio:

Il sito www.autosvezzamento.it una vera e propria bibbia, per me è un sito utilissimo ricco di spunti, chiarimenti e suggerimenti.

Il libro “Io mi svezzo da solo” Dialoghi sullo svezzamento di Lucio Piermarini, F. Panizon.

I video di Mamma Dada su Youtube sono stati per me illuminanti all’inizio quando non avevo idea di cosa fosse l’autosvezzamento.

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6 Commenti

  • Reply
    gynepraio
    1 marzo 2017 at 11:13

    Anche io mi ero documentata approfonditamente sul tema, ma il vero ostacolo dell’autosvezzamento è che occorre continuare ad allattare il bambino finché lui stesso non si sente pronto ad abbandonare completamente il latte in favore di altri alimenti. Il che, se come nel mio caso allatti esclusivamente al seno e hai un bambino che rifiuta categoricamente il biberon, avrebbe significato allattare per altri 6 mesi almeno. Praticamente, non sarei potuta tornare in ufficio per altri 6 mesi né avrei potuto mandarlo al nido. Per cui, a malincuore ho scelto uno svezzamento più tradizionale anche se cerco, mentre noi adulti mangiamo, di far assaggiare al piccolo quello che abbiamo nel piatto.
    Se avessi più tempo, se lavorassi da casa e se non allattassi solo al seno, sicuramente avrei tentato la strada dell’autosvezzamento.

    • Reply
      Valentina Grispo
      7 marzo 2017 at 15:59

      Ciao Valeria, io sono del parere che ognuno debba scegliere la strada che fa più al caso proprio e naturalmente del bambino. Se le condizioni non erano favorevoli hai fatto benissimo ad orientarti verso lo svezzamneto tradizionale, ma il fatto che tu faccia assaggiare il vostro cibo è una gran cosa…conosco mamme di bimbi di due anni che non danno altro che roba frullata o tagliuzzata minuscola figurati se fanno assaggiare cibi diversi dal baby food; e come stupirsi se i bimbi fanno storie per mangiare? Un grande abbraccio!

  • Reply
    carmela
    26 marzo 2017 at 12:31

    Ciao Valentina, una precisazione in merito a: “Non dimenticate che il latte per lui rappresenta ancora (e per almeno il compimento dell’anno) la sua primcipale alimentazione”. Intendevi il latte materno?

    Tra i libri mi piacerebbe consigliarvi (a me è servito molto) Svezzamento e allattamento di Grazia De Fiore e Newman di Coleman editore.
    Carmela

    • Reply
      Valentina Grispo
      4 aprile 2017 at 00:03

      Ciao Carmela, esatto, il latte materno ma anche quello formulato che nel caso dell’autosvezzamento non è da eliminare in favore dei pasti solidi ma da affiancare. Sarà il bambino a richiederne sempre meno fino ad abbandonarlo. Quanto al libro conosco personalmente Grazia De Fiore ed è una gran donna! 🙂

  • Reply
    Libera
    29 marzo 2017 at 10:06

    Ciao valentina! Non ho ancora bambini, ed é la prima volta che leggo dell’autosvezzamento, ma lo ritengo molto interessante, quindi se ho capito bene, in questo modo non si danno al bambino pastine minuscole, ma alla tua bimba dai i fusilli che mangiate anche voi? E lei va bene a mangiare?

    • Reply
      Valentina Grispo
      4 aprile 2017 at 00:06

      Ciao! Sì esatto, non pastine tipo stelline, sabbiolina ma la nostra pasta. preferibimente formati che possono afferrare tipo i fusilli…adesso Flavia preferisce maccheroni e penne che io faccio a pezzetti più piccoli e lei li mangia benissimo anche se non ha neanche un dente 😀

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