Camminare sul Cammino di Santiago: non serve essere atleti, basta volerlo davvero

All’alba la freccia gialla ti saluta, il respiro trova il suo passo, il mondo rallenta: il resto lo fa la strada, una curva dopo l’altra, finché la pietra di Santiago sembra vicina come una voce amica.

Camminare sul Cammino di Santiago: non serve essere atleti, basta volerlo davvero
Camminare sul Cammino di Santiago: non serve essere atleti, basta volerlo davvero

Lo senti già a Roncisvalle, a Sarria, a Porto: chi parte teme di non essere “abbastanza”. Non abbastanza allenato, non abbastanza giovane, non abbastanza pronto. Eppure ogni anno l’Ufficio del Pellegrino registra numeri record. Nel 2023 ha consegnato oltre 446.000 “Compostele”. Arrivano studenti, pensionati, genitori con bambini. Camminano su tratti diversi, in stagioni diverse. I mesi più amati restano maggio-giugno e settembre-ottobre. La meta è la stessa: la Cattedrale di San Giacomo. Il percorso cambia volto ogni giorno.

Qui la logica è semplice. Il corpo lavora a bassa intensità. Le tappe medie variano tra 18 e 25 chilometri. Il tratto più scelto va da Sarria a Santiago, circa 114 chilometri. Conta anche la certificazione: la Compostela richiede almeno 100 chilometri a piedi o 200 in bici. Serve la credenziale con i timbri dei luoghi attraversati. Nulla di esoterico. Tutto chiaro, quasi burocratico.

Solo dopo qualche giorno, però, capisci il punto. Non vince chi corre. Resiste chi cura il proprio ritmo. Chi sa dire “basta per oggi” senza sentirsi in colpa. Chi pratica l’ascolto del corpo come una bussola. La fatica diventa una specie di meditazione in movimento. Il tempo si sgonfia, i chilometri smettono di fare paura.

Come rendere il percorso su misura

La forza del Cammino di Santiago è la sua modularità. La rete di albergues e ostelli è fitta, spesso distanziata di pochi chilometri. Puoi accorciare le tappe, fare pause strategiche, dormire dove ti senti. Il servizio di trasporto zaini copre gran parte dei percorsi principali. Costa in genere da pochi euro a tratta. Cammini “leggero” con l’acqua e l’essenziale. Se piove o ti fa male un ginocchio, puoi dividere una salita in due giorni. Nessuno ti chiede di dimostrare nulla.

Una mattina ho conosciuto Laura, 67 anni, spalle piccole e passo tondo. Aveva promesso a se stessa di arrivare solo fin dove le ginocchia dicevano sì. Ha usato il trasporto bagagli, ha spezzato due tappe lunghe, ha saltato un tratto sotto un temporale. È entrata in Plaza do Obradoiro piangendo piano. Non aveva vinto una gara. Aveva tolto un peso dalla testa.

Cosa allenare davvero

Conta la resistenza mentale. La alleni con tre abitudini. Parti piano. Mantieni una regolarità che ti permetta di parlare senza affanno. Proteggi i piedi. Scarpe già rodate, calze tecniche asciutte, stop immediato ai primi segni di vesciche. Viaggia leggero. Tieni lo zaino sotto il 10% del tuo peso corporeo, o affidalo al corriere nelle giornate dure.

Bevi spesso. Mangia semplice. Scegli orari freschi. Ascolta la meteo locale. Ricorda che alcuni tratti sono affollati in alta stagione. In caso di dubbi sanitari, consulta un medico prima di partire. Non esistono dati certi sull’“età giusta”, ma la platea è ampia e include molti over 50. La sicurezza dipende più dalle scelte quotidiane che dalla carta d’identità.

Camminare verso Santiago toglie l’ansia da performance. Riporta il gesto al suo senso: un passo, poi un altro. Ti fa scoprire che molti “limiti” sono recinti mentali che si aprono con una porta semplice: continuità. La piazza finale non chiede tempi, né medaglie. Chiede solo di arrivare come sei. E tu, quale passo vuoi ascoltare domani?